La biografia

1924

Il 23 aprile Rossana nasce a Pola (all’epoca territorio italiano, poi jugoslavo e attualmente croato) da Anita e Luigi, notaio.

1927

Nasce la sorella Marina, che morirà nel 2006 dopo una vita dedicata a medicina e politica, sostenendo in particolare la causa palestinese.

1930-1935

A causa della crisi del ’29, la famiglia lascia Pola. Rossana vivrà sei anni al Lido di Venezia in casa degli zii, insieme alla sorella Marina.

1935-1941

Raggiunge i genitori a Milano, dove frequenta il liceo classico Alessandro Manzoni a partire dal 1937.

1941-1946

Anticipando di un anno l’esame di maturità si iscrive nel 1941 alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Statale di Milano, dove segue i corsi di Matteo Marangoni, Antonio Banfi e Cesare Manaresi. Si laurea con Banfi il 6 febbraio 1946 con il massimo dei voti e la lode, discutendo una tesi sui trattati d’arte dal Medioevo al Rinascimento. Sarà assistente di Banfi per più di un anno. Dal febbraio 1946, per alcuni mesi, lavora da Hoepli alla redazione di un’enciclopedia.

1943-1945

Dall’8 settembre ’43 fino all’ottobre ’45 partecipa alla Resistenza come staffetta partigiana, con il nome «Miranda». Per il suo impegno in questa fase storica e non solo, il Comune di Milano le conferirà il 7 settembre 2011 la Medaglia d’oro di Benemerenza civica. Dopo la guerra aderisce al Partito Comunista Italiano, con cui era in rapporti dal ’43; vi resterà fino al 1969.

1946-1948

Porta avanti la militanza politica, e lavora per la fondazione dell’Associazione Italia-Urss.

1949

A novembre viaggia a Mosca con la prima delegazione dell’Associazione Italia-Urss. Sono con lei Ranuccio Bianchi Bandinelli, Antonio Banfi, la slavista Bianca Maria Luporini e altri. Per lei è un viaggio di formazione e di conoscenza, che ricorda così: «Nessuno parlò d’altro che di guerra e di ricostruzione». Una foto la ritrae con Bianchi Bandinelli alla conferenza stampa Vox a Mosca.[1]

1951

Rossana, che ora ha ventisette anni, riceve l’incarico di ricostruire la Casa della Cultura (che era nata il 16 marzo 1946 in Via Filodrammatici), di trovare un’altra sede e di pensare un nuovo progetto. Sotto la sua direzione la nuova sede, spostata in Via Borgogna 3, vive una feconda innovativa stagione.[2]

1956

L’Urss invade l’Ungheria. Rossana partecipa al VIII Congresso del PCI. È per lei – e per il partito – un momento complesso, che più tardi commenterà così: «Le scelte prima le facciamo e poi ci fanno. Il povero e l’oppresso non hanno sempre ragione. Ma i comunisti che si fanno odiare hanno sempre torto, lo pensavo e lo penso. E quello era un odio massiccio, sedimentato; non si arriva a queste enormità senza un’offesa lungamente patita. In quei giorni mi vennero i capelli bianchi, è proprio vero che succede, avevo trentadue anni».

1957-1963

In questi anni è consigliera comunale a Milano, nell’amministrazione Ferrari: «Era il periodo delle grandi immigrazioni dal Sud al Nord, ricordo per esempio che avevamo fatto un censimento completo delle strutture scolastiche». Nel mentre, entra nel Comitato centrale del partito e nella redazione di «Rinascita» e viene nominata da Togliatti responsabile per la Cultura. Nel 1962 viene incaricata di recarsi in Spagna, con l’obiettivo di connettere vari soggetti che si oppongono al regime franchista (nel 1981, per raccontare questa esperienza, pubblicherà per Bompiani il libro Un viaggio inutile o della politica come educazione sentimentale). Nel 1963 si separa da Rodolfo Banfi e viene eletta alla Camera dei Deputati nel collegio di Milano per il governo di centrosinistra guidato da Aldo Moro; a dicembre si trasferisce a Roma e approfondisce il rapporto con il gruppo dirigente del partito e in particolare con Togliatti.

1964

Muore Togliatti, Longo prende la guida del partito, e con l’XI Congresso cominciano divergenze e rotture e si apre una guerra intestina sulla linea politica. Rossana si schiera con la corrente di Ingrao, più vicina ai movimenti sociali e al conflitto operaio, ma perdono e vengono messi ai margini del partito. Nello stesso anno conosce Karol S. Karol, scrittore e giornalista polacco d’origine ebraica naturalizzato francese, che diventerà il suo compagno.

1968

A Parigi gli studenti sono in rivolta. Rossana parte per la capitale francese con Filippo Maone e Lucio Magri e subito pubblica L’anno degli studenti per l’editore De Donato, sostenendo le loro rivendicazioni e le istanze di rinnovamento. Nello stesso periodo intensifica il suo lavoro di approfondimento e raccordo con le principali correnti di pensiero europeo, allontanandosi progressivamente dal socialismo reale. Al congresso del partito interviene in opposizione alla corrente maggioritaria, schierandosi contro le politiche dell’Urss in Cecoslovacchia e rivendicando una maggiore democrazia interna all’organizzazione.

1969

Il 24 novembre viene espulsa dal partito con l’accusa di «frazionismo», nonostante il parere contrario del segretario Berlinguer, espresso nel XII Congresso a Bologna, e di altre figure di spicco come Beppe Chiarante, Cesare Luporini, Achille Occhetto e Sergio Garavini.

1969

Insieme a Luigi Pintor, Valentino Parlato e Lucio Magri, a giugno fonda «il manifesto», all’epoca mensile, e insieme a Magri ne assume la direzione editoriale. Il primo numero vende oltre trentamila copie. «il manifesto» non è solo un giornale, ma anche una formazione politica con rappresentanza in parlamento, dove siedono insieme a Rossana anche Natoli, Pintor, Caprara e Bronzuto.

1970-1971

Sulle pagine del «il manifesto» vengono proposte nuove tesi per il comunismo e per l’unità della sinistra rivoluzionaria, e si allacciano rapporti sempre più stretti con Potere operaio, assieme al quale si organizza un congresso, che però non dà i risultati sperati. Il 28 aprile 1971 «il manifesto» diventa quotidiano («comunista»), sotto la direzione di Luigi Pintor.

1975-1977

Nel 1975 la direzione del quotidiano viene assunta da Valentino Parlato, e l’anno successivo torna a Luigi Pintor, stavolta affiancato da Rossana, Castellina, Ferraris, Foa e Parlato. Dopo varie esperienze in nuovi gruppi e soggetti politici, nello stesso anno Rossana avvia una collaborazione con il Partito di Unità Proletaria di Vittorio Foa, e fondano insieme il Partito di Unità Proletaria per il Comunismo. Nel 1976 subiscono però una brutta sconfitta elettorale e nel gennaio 1977 la componente ex-PdUP esce dal partito. Per Rossana inizia una fase di riflessione, e l’incontro con il pensiero femminista rappresenta la svolta verso un ripensamento della propria esperienza politica e di vita.

1978

Il 28 marzo, nel pieno del rapimento di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, Rossana pubblica su «il manifesto» un articolo intitolato Il discorso sulla Dc. Nel testo, Rossana usa l’espressione «album di famiglia» per inserire la vicenda delle Brigate Rosse all’interno della complessa storia del movimento comunista. Il dibattito si scatena, e il termine entra nell’uso comune negli ambienti della sinistra per indicare una sorta di chiamata alla corresponsabilità.

1980

Il 15 settembre Rossana si unisce in matrimonio a Roma con K. S. Karol; nello stesso giorno, insieme a lei, si sposano anche Luigi Pintor e Isabella Premoli.

1981

Dà vita a una collaborazione con «L’Orsaminore», rivista mensile di cultura e politica.

1983-1984

Il PdUP per il Comunismo si presenta alle elezioni con il Partito Comunista, e l’anno successivo vi confluisce.

1987-1994

Rossana scrive sette articoli per la rivista «Lapis», fondata e diretta da Lea Melandri, che nel 2018 li raccoglierà nel libro Questo corpo che mi abita edito da Bollati Boringhieri.

1987-1988

Inizia a frequentare Montegiove (presso Fano), luogo di incontro di credenti e non credenti su grandi questioni etiche e temi sapienziali all’interno del Centro Studi itinerari e incontri, nato per iniziativa di Padre Benedetto Calati, Priore generale della Congregazione Camaldolese. Come Pietro Ingrao, Mario Tronti e Mario Miegge, Rossana partecipa ai seminari, grazie anche alla spinta dell’amica teologa Adriana Zarri.

1992

Il 21 marzo Rossana incontra Christa Wolf, in un evento coordinato da Alessandra Bocchetti e promosso dal Centro Culturale Virginia Woolf- Gruppo B dal titolo Se la felicità… Per una critica al capitalismo a partire dall’essere donna. Un enorme numero di donne riempie il teatro Avila e ascolta con attenzione questo dialogo sincero.

1993

In estate, Rossana e Carla Mosca iniziano a incontrare in carcere il brigatista Mario Moretti, uno dei membri fondatori dell’organizzazione e tra i principali dirigenti politici, mai dissociato e mai pentito. Ne nasce il libro-intervista Brigate Rosse. Una storia italiana, edito da l’Anabasi, che rappresenta una delle più importanti testimonianze su quel periodo storico, sul percorso politico della generazione degli anni Settanta e sui suoi sogni. È proprio in queste conversazioni che Moretti ammette di essere l’esecutore materiale dell’omicidio di Aldo Moro.

2005

Esce per i tipi di Einaudi La ragazza del secolo scorso, un’autobiografia tra letteratura e storia che giunge finalista al Premio Strega dell’anno successivo.

2006

Rossana si trasferisce a Parigi con il marito, e partecipa al seminario a Montegiove L’Esodo, Mosé e il Faraone.

2012

Il 24 novembre, per discrepanze con la nuova direzione, lascia «il manifesto». Da poco ha iniziato una collaborazione con il giornale online «Sbilanciamoci!», che durerà fino al 2019. Questi contributi saranno pubblicati nel 2021 dalla rivista, in un e-book dal titolo Promemoria.

2013

Pubblica per Einaudi la raccolta Quando si pensava in grande. Tracce di un secolo, colloqui con venti testimoni del Novecento, che contiene interviste a György Lukàcs, Louis Aragon, Jean-Paul Sartre, Etienne Grumbach, Louis Althusser, Ernst Fischer, Ignacy Sachs, Maxime Rodinson, Paul Sweezy, Salvador Allende, Ernesto Melo Antunes, Jacques Delors, Pierre Mendès France, Robert Badinter, Bruno Trentin, Pietro Ingrao, Giuseppe De Rita, Sergio Cofferati, Massimo D’Alema e Fausto Bertinotti.

2014

Il 10 aprile muore il marito K.S. Karol.

2018

Rossana rientra a Roma e va ad abitare non distante dalla casa dell’amica Luciana Castellina.

2020

Il 20 settembre muore a Roma all’età di 96 anni. Doriana Ricci, per molti anni sua collaboratrice, ne è erede universale.

[1] È possibile vederla nel catalogo Mostra RBB, Bari 2000.

[2] Cfr. Ferruccio Cappelli, La casa rossa, Edizioni Casa della Cultura, Milano 2020, p. 159.

Testo tratto dal libro “Il Diciassettesimo tasto” a cura di Maria Fancelli, Edizioni Clichy, 2022